担心。Preoccuparsi

Oggi ho fatto l’esame orale di cinese, prendendo il massimo. Ho potuto visionare anche il compito scritto: da quanto ne so, quest’anno il mio voto è quello più alto. Mi sono stati fatti complimenti per il tema che ho scritto (con tanto di punti bonus), mi è stato anche detto che era ben strutturato; insomma, è andata bene, molto. E dire che pensavo che fosse proprio la parte della composizione a essere andata peggio.

Eppure…

Oggi ho anche consegnato un elaborato per l’ultima prova di linguistica cinese. È una specie di articolo scientifico per cui ci è stato richiesto di utilizzare i corpora, database di testi “autentici” della lingua, e fra una decina di giorni dovrò presentarlo in sede d’esame.

Ormai per me preoccuparmi è diventato uno sport. Sono la tipica persona che dice che l’esame è andato così così, e poi prende la lode. O che dice di star messa male, ma che comunque cade in piedi.

A un certo punto questo pomeriggio mi sono resa conto che quello che ho fatto non rispetta proprio la struttura di cui aveva parlato la professoressa, almeno secondo me. Però ormai il lavoro l’avevo fatto, quindi l’ho mandato e tanti saluti. Confesso che adesso mi sento in tensione per questo motivo. Cerco di rilassarmi, altri mi hanno detto che sicuramente è come sempre, e cioè meglio di quello che penso. Che la professoressa mi conosce da anni e non mi boccerà, e anche io ragionando mi dico che ho ottenuto dei buoni risultati, dunque perché non dovrei superare quest’ultima tappa? Insomma, perché nella mia testa è sempre tutto prossimo alla catastrofe? Anche in uno degli ultimi articoli dicevo di non saper scrivere più nulla in cinese ed ero nel panico. Poi il superamento delle prove mi ha smentita in toto.

Sembra una serie di lamentele senza senso, lo ammetto, ma vivo sempre come se il pericolo fosse dietro l’angolo, da anni ormai. Non è bello, perché riflettendoci sembra come se non fossi capace di un giudizio obiettivo quando si parla di me stessa. Mi chiedo, a volte, perché io sia così perfezionista al punto da non essere mai contenta.

L’anno scorso, parlando di alcune questioni, mi è stato detto da una specialista: “Questa cosa che senti tu si chiama ansia“. E che fare, davanti a questa evidenza? Nulla, se non andare avanti e basta, tollerando le emozioni del presente.

Per quanto mi piacerebbe, non sono una chiaroveggente, nè credo a chi predice al futuro. Quali sono le informazioni che ho? Che ho fatto del mio meglio, che oggi ho ottenuto un buon voto. Ma soprattutto, che mi impegno sempre, e questo vale molto. Forse l’ho fatto fin troppo, che in questi giorni dimenticavo di mangiare da tanto ero immersa nelle cose da fare e avevo paura di fallire.

Stasera, infatti, mi sono costretta a fermarmi. Ho fatto un esame stamattina, finito oggi pomeriggio una consegna per un altro esame di cinese e poi cosa? Volevo di nuovo studiare? Avrei un’altra prova fra pochissimi giorni e sto in alto mare. Ma se la saltassi? Ma chi se ne frega? Ho quello di cinese fra dieci giorni e forse dovrei concentrarmi su quello senza ammalarmi.

Questo fine settimana ho deciso di dare la priorità alla mia salute. Non studierò più di dieci ore al giorno come ho fatto negli ultimi tempi. Voglio cucinare senza avere l’angoscia di star perdendo tempo e godermi le persone che amo. Ma soprattutto, voglio tenere a mente che il futuro è adesso, perché non è altro che un accumulo di momenti presenti.

泛起红潮。Arrossire

Ho tante, troppe cose da fare: venerdì ho praticamente due esami e non sono a un buon punto. Alla fine ho superato l’esame scritto di cinese (sono stata l’unica, fra l’altro), devo preparare un elaborato scritto e l’esame orale in tre giorni adesso. Insomma, aiuto! Questo fine settimana, nonostante la mole di studio, sono stata col mio lui e mi ha fatto davvero bene.

Ci sono pensieri che mi ronzano per la testa. Nulla in particolare, soltanto alcuni nostri scambi. Gli ho confessato una cosa stupida, risalente a tanti, tanti anni fa. Durante un nostro incontro insieme ad altre persone lui di punto in bianco mi disse che avevo un buon profumo. Ricordo che arrossii tantissimo e non dissi nulla, se non uno stentatissimo “Grazie.“. Per quanto avessi un fidanzato che all’epoca mi adorava, mi resi conto che era la prima volta che qualcuno mi aveva trattato come una ragazza.

Ho passato una vita intera a essere considerata un maschiaccio: mio fratello mi faceva vedere Ken il guerriero, Dragon Ball, Slam Dunk, film con Schwarzenegger e giocavo anche a videogiochi violenti con lui. Da lì il mio fascino per i film tamarri, le botte da orbi e quant’altro. Mi piacevano molto i picchiaduro e, per me, scegliere i personaggi femminili per combattere con loro era un po’ come giocare con le bambole.

Ricordo pure, però, che talvolta venivo presa in giro perché mi piacevano anche storie più delicate. Guardavo le Winx di nascosto e disprezzavo, almeno di facciata, le storie d’amore. Nutrivo un certo fascino per anime come Sailor Moon, ma non potevo mai guardarli, oltre al fatto che sentivo di non poter manifestare liberamente un interesse per il trucco e cose simili, perché erano “frivolezze”.

Insomma, avevo imparato che la femminilità e tutto ciò che concerneva quella sfera significasse debolezza, ma soprattutto limiti. Ero femmina, quindi non potevo andare a vedere il nuovo film di Terminator (“è per maschi, non per ragazze”), benché a casa mi venisse propinata solo roba simile. Ero femmina, ma curarmi o vestirmi carina era una forma di vanto (commenti simili in particolare venivano da un’altra donna). Femmina sì, ma potevo solo stare zitta e muta, chissà se avrei mai potuto parlare liberamente di ragazzi quando non potevo nemmeno uscire. Ero femmina, ma non potevo esserlo, come una pianta a cui si chiede di crescere ma di non fiorire.

Così mi sono adeguata allo stereotipo di maschiaccio. Vestiti, gioielli e roba simile? Non mi interessavano per niente: cose inutili, uno spreco di soldi. Storie personali, l’amore? Una perdita di tempo, volevo parlare di questioni “concrete”: studio, faccende da sbrigare e quant’altro.

Stavo molto coi ragazzi e riuscivo a inserirmi fra loro, in particolare perché mi consideravano un maschio mancato. Mi sembrava di capire più loro che le mie coetanee, talvolta non mi sentivo nè maschio nè femmina per come vivevo. Tuttavia, il problema era che non c’era un personaggio femminile in cui riuscissi a identificarmi, perché tutte rispondevano a due stereotipi: la ragazza superfemminile, coinvolta in dinamiche a me del tutto estranee, o la ragazza caxxuta, forte e che per qualche motivo trattava sempre male qualcuno.

Poi, ieri sera mi sono ricordata di un anime che da adolescente adoravo, Higurashi no naku koro ni.

(Spoiler non molto importante a seguire)

Una delle protagoniste, maschiaccio incallito, a un certo punto della storia riceve una bambola da un ragazzo. Lì cade la maschera: nonostante alcune proteste, arrossisce e accetta la bambola, sentendosi trattata per la prima volta in quanto ragazza. Solo ora, in piena età adulta, ho compreso appieno come si è sentita. Mi sono stati regalati orecchini, braccialetti, ma mai mi ero sentita vista.

(Fine spoiler)

Scusa, ma tu davvero non la vedi la tua forte femminilità?” mi ha detto, senza che io capissi. Ho obiettato spiegandogli che sono rozza, non mi vesto carina e che impreco, anche se col tempo mi sono calmata parecchio. Maliziosamente lui mi ha fatto notare che non mi vedeva così, e che se mi stavo trattenendo con lui, allora avevo paura di non piacergli. Un comportamento di cui, lo riconosco, non ero consapevole, e che a quanto pare è molto tenero e femminile. Inutile dire che mi sono imbarazzata ancora di più, mentre lui buttava benzina sul fuoco facendomi un sacco di complimenti. Anche il mio ex una volta mi aveva fatto notare che nonostante il mio atteggiamento da maschio mancato, i miei gusti fossero molto “femminili”, soprattutto in termini musicali. Eppure non mi era mai capitato di sentirmi così… Non so definirlo se non con questa parola: trapassata.

Ciò un po’ mi spaventa, ma allo stesso tempo mi tranquillizza. Ho sempre avuto paura che fosse innamorato di una sua idea di me, o comunque di una maschera che porto. Intravedendo quello che nascondo anche a me stessa, tuttavia, mi fa capire quanto lui mi capisca fin nel profondo. Mi accoglie ogni giorno per come sono, e anche se ho ancora un po’ paura, mi sento come avvolta in un caloroso abbraccio.

Quanto è bello sentirsi amati.

学习。 Studiare

Un piccolo articolo di sfogo.

Parlo sempre più spesso di quanto gli ultimi due anni di studio sono stati turbolenti e di come l’Università non mi soddisfi più. Sono sinceramente stanca di vivere con l’ansia. Ho un esame di cinese fra due settimane e sento di essere estremamente carente, non so scrivere. Sento di non avere abbastanza tempo, eppure ho altre mille cose da fare e non so come gestire tutto. Sono stanca, mi distraggo, davvero mi sento persa.

Non so, forse dovrei sparire per un bel po’. Mi rendo conto che il telefono mi distrae tantissimo. Non so quanto possa essere utile, ma davvero vorrei che le cose andassero meglio, che io non debba essere così preoccupata per lo studio. Sono stufa di scrivere elaborati, fare prove ed essere sempre sotto esame. Mi sembra come se ormai fosse uno stato d’animo: se prima l’ansia da esame ce l’avevo solamente quando c’era la sessione, ora è perennemente presente. E per evitarla, non studio e procrastino. Sì, mi dedico sempre all’Università, ma è mai possibile che debba “riposare” studiando altro? Ho pochissimo tempo e non so cosa cavolo fare. Mi verrebbe da mollare tutto, sono stanca. Davvero, troppo stanca. Mi piacerebbe lavorare e cominciare a costruire davvero qualcosa, mi sono rotta…

Vorrei non dover sacrificare ogni secondo della mia vita per questa benedetta università. È stata una mia scelta, ho faticato tanto per arrivare qui, ne sono consapevole, ma spesso mi sembra di essere arrivata a un punto in cui la fatica ha superato il desiderio di qualcosa di buono per me. Basta. Mi sembro una ragazzina che non vuole fare i compiti, però è così che mi sento. Sto davvero trovando difficile motivarmi in qualunque modo… Che stanchezza.

骨。Ossa

Di nuovo, il mondo è diverso con quasi cinque chili in meno, soprattutto se non si ha bisogno di dimagrire. Lo sento in particolare adesso che non smette di piovere e il freddo mi penetra fin dentro le ossa: mai ho percepito le temperature così basse!

Non sono riuscita a mantenere quel chilo che avevo preso, ma non è importante quello: il fatto è che mangio regolarmente, nemmeno sento la stanchezza di quest’estate. Eppure mi fa strano che sulla bilancia veda il mio peso diminuire di tanto in tanto… Manco fossi un’atleta, come può succedere una cosa simile? Non mi è mai capitato di dimagrire così, a casaccio.

Certo, i fattori possono essere molti, ma talvolta questa cosa mi preoccupa. Persino da adolescente pesavo qualcosina in più: questo mi giustifica a volte nel mangiare più del dovuto, perché “Devo ancora crescere!“. Cerco anche di far ginnastica coi pesi per prendere peso in maniera “sana”, e la differenza rispetto a prima la sento. Seppur anche prima sporgessero le mie ossa, adesso la cosa è più evidente quando magari sono sul mio tappetino, e la cosa non può che darmi fastidio. È davvero scomodo cercare di fare gli addominali o esercizi simili quando le senti sfregare continuamente. Brrrrr!

Una cosa mi ha fatto un po’ specie. Di recente per l’Università ho dovuto scrivere degli articoli insieme agli altri miei colleghi per degli incontri, allegando alcune foto delle conferenze. Mi dicevo: “Con tutte le fotografie fatte io non ci sono in nessuna!“… Poi mi sono resa conto. In una c’ero, certo, mi si vedeva poco. Ma non mi ero riconosciuta. Resami conto della cosa, non riuscivo proprio a crederci: “Ma quelle gambe così sottili? Le mani tanto ossute? Cavolo, sono davvero io?

Ciò mi ha fatto molto riflettere. A come siamo condizionati a essere sempre più esili, fino al punto da essere estranei a noi stessi. Avevo letto da qualche parte che allo specchio generalmente ci vediamo con dieci chili in più di quanto realmente pesiamo. Un po’ mi sorprende la maniera in cui il cervello ci inganna.

Ho fatto pace col cibo, il mio fisico ancora lo vedo come qualcosa da perfezionare, cerco però di avere un approccio neutro: non voglio giudicarmi come grassa o magra, desidero solo sentirmi bene e fortunatamente grazie alla ginnastica ci sto riuscendo. Eppure… Dopo tutto questo tempo e il lavoro su me stessa, la mia percezione rimane alterata. Chissà se durerà per sempre. Nel frattempo continuo focalizzandomi sull’aspetto interno, su come mi sento: credo sia la soluzione.

新年决心。Buoni propositi del nuovo anno

Il 2023 sarà l’anno del coniglio, simbolo di compassione, grazia e bellezza.

Siamo al primo gennaio: tempo di bilanci, e soprattutto di buoni propositi. Non che io creda davvero che servano a qualche cosa, piuttosto mi danno un’idea di dove sono al momento e dove voglio andare.

Non ricordo nemmeno quali erano quelli per il 2022. Volevo sicuramente diventare traduttrice: questo non è successo, però all’università finalmente ho avuto modo di cominciare a tradurre, e questo non può che rendermi contenta.

Non ho particolari obiettivi per questo 2023, se non quello di aprirmi al bello, al bene. Sembra banale, ma mi rendo conto che ho bisogno di sentire quell’energia che mi veniva da dentro quando mi ero accorta di avere una grande passione per le lingue orientali, una spinta che mi motivava a ogni passo, perché ognuno mi conduceva a una meta che sognavo, anche se si trattava solamente di approfondire quel mio fortissimo interesse. Solo di recente sto sentendo questa forza, grazie anche al mio riavvicinamento al mondo cristiano e la fede.

Trovo tutto ciò molto curioso, perché noto che questo tendere alle cose che ci fanno bene, a guardare dentro noi stessi, avanzare verso la luce, sono tutte cose in cui credevo fermamente nell’adolescenza, dandomi tanta gioia. Eppure rifiutavo il cattolicesimo e la dottrina cristiana, interessandomi più al buddhismo, seppur non fossi religiosa. Forse ciò che conta davvero è la spiritualità, e le religioni nient’altro sono che porte che aprono alla stessa cosa. Ricordo ancora come, alla fine del primo anno di cinese, una delle professoresse ci chiese di scrivere un carattere che ci piaceva alla lavagna. Io scelsi 信 (xìn) che significa “credere (a e in qualcosa)”, “avere fiducia/fede”. Sarà forse questo il buon proposito più grande: avere fede, in diversi sensi.

Per quanto concerne i bilanci, dentro di me ho rinunciato a classificare le cose come “buone” o “cattive”. Mi sento molto fortunata per tutto quello che è successo quest’anno. Mi sono riscoperta una persona ricca, soprattutto di persone amiche e care, alcune delle quali mi hanno dato l’occasione di ripartire. Tante cose mi hanno sorpresa in positivo, in primis l’essere riuscita a tirarmi su senza aspettare troppo tempo, impiegando tutte le risorse che avevo per curarmi. Tanti mi hanno detto: “Nonostante tutto quello che è successo, ti sento bene“, e inizialmente per questo mi reputavo una persona fredda e senza cuore, come mi descriveva l’ex. Leggevo di persone che dopo delusioni fortissime come la mia hanno rinunciato del tutto all’amore, sono cadute in depressione e non riuscivano a uscirne… Dunque mi chiedevo: “Perché non soffro anche io così? Forse l’ho amato poco?” credendo che il dolore che provavo non fosse abbastanza. Cambiando prospettiva, tuttavia, mi sono resa conto del fatto che, in realtà, sono semplicemente più forte di quello che penso, soprattutto emotivamente. Sono grata di poter entrare nel 2023 con queste nuove consapevolezze.

Sicuramente una delle scoperte più sorprendenti è stato WordPress. Mai avrei pensato che questo spazio sarebbe durato così a lungo, ma che soprattutto mi avrebbe permesso di conoscere persone fuori dal comune, le quali spontaneamente mi hanno offerto la loro amicizia e vicinanza in alcuni dei momenti più bui. La mia gratitudine va a tutti voi, che avete reso questo 2022 davvero speciale e mi avete fatta sentire benvoluta. Nonostante gli scambi siano online, il vostro affetto mi ha scaldato il cuore. Vi voglio bene e vi auguro uno splendido anno nuovo, cari e care!

看书。Leggere

I libri mi sono sempre piaciuti, sebbene non mi possa considerare una lettrice forte. Il mio primo incontro con la lettura è stato anzi abbastanza brusco, poiché il mio primo romanzo è stato Pinocchio, che all’epoca ho detestato parecchio. Ero stata obbligata a leggerlo da mio padre, “O quello o Cuore” mi aveva detto, aggiungendo che mi avrebbe interrogata sulle pagine che leggevo. Penso sia stata una delle prime volte in cui mi sono sentita in ansia, perché era particolarmente severo.

Inutile dire che, sebbene lo abbia finito, non ricordo un accidenti della trama. Credo andassi in seconda elementare all’epoca, e dopo questa botta fortunatamente fui incoraggiata ad andare in biblioteca e farmi guidare dal bibliotecario. Funzionò: mi consigliò dei libri più adatti per me, come il GGG di Roald Dahl. Benché non fossi una grande lettrice di libri, lessi molti fumetti, di cui la maggior parte era costituita da manga.

Fu soltanto al liceo che ripresi la lettura di romanzi con una certa frequenza, per poi fermarmi e riprendere a leggere durante il 2020. Non credo di aver mai letto come durante la pandemia e non posso che essere contenta di aver recuperato questo interesse.

Per distrarmi, quest’anno ho partecipato a una di quelle sfide di lettura di goodreads, prefissandomi trenta libri, e sebbene alcuni di questi siano corti (e dunque mi sembri di aver “barato”), sono riuscita ad arrivare a questo traguardo oggi, con una light novel molto carina di Bungou Stray Dogs. Non sono solita leggere romanzi tratti da manga o anime, ma era quello che mi ci voleva dopo un periodo come questo!

Tuttavia, l’autrice che mi ha stupita di più è stata senza dubbio Elena Ferrante. Ho amato la tetralogia de L’amica geniale: credo fossero anni che non ero così coinvolta emotivamente da una storia, ma soprattutto non sono solita leggere saghe… Questa è stata una felice eccezione. La storia di Lila e Lenù mi ha profondamente colpita, e durante i momenti più brutti è riuscita a tenermi su di morale. Mi sono talmente riconosciuta in certe dinamiche e alcuni discorsi, come il rifiuto di essere la “serva fedele”, da spaventarmi. La condizione femminile è brillantemente descritta tramite un realismo emotivo davvero sorprendente.

Durante l’estate ho letto anche I giorni dell’abbandono, che (e non esagero) è stato davvero terapeutico per me. Parla di una donna che viene abbandonata dal marito, e vivere tutto quello che è successo “in compagnia” è stato in qualche modo confortante. Qui sotto riporto uno dei frammenti che più mi hanno colpita… La narrazione è davvero qualcosa di potente.

Lui è andato, tu resti. (…) Organizza le difese, conserva la tua interezza, non farti rompere come un soprammobile, non sei un ninnolo, nessuna donna è un ninnolo.

Ho letto anche La vita bugiarda degli adulti, ma devo dire che non ha saputo suscitare in me sensazioni uniche come gli altri suoi romanzi… Sarà che sono fuori target, essendo una storia adolescenziale.

Quest’anno, rispetto agli altri, mi sono dedicata decisamente poco alla letteratura asiatica. Per fortuna c’è il 2023! Sebbene ad alcuni possa mettere un po’ di prescia ho trovato la sfida di goodreads molto divertente. Non posso crederci, sono competitiva pure nella lettura. Non vedo l’ora di organizzare la challenge dell’anno che verrà, perché desidero tanto emozionarmi con nuove storie.

Ho voluto scrivere questo post così, senza particolari riflessioni, perché la lettura è davvero una di quelle poche cose che mi permette di far riposare la mente senza che si addormenti. Questa spensieratezza sorprende anche me, e non posso che esserne lieta.

圣诞节。Natale

La burberia di Sanzo mi fa sempre morire

Più volte in queste domeniche dell’avvento ho sentito dire che spesso si dimentica chi è il vero festeggiato in queste feste, ossia Gesù. In cinese, Natale letteralmente è “festa della nascita del santo”, a ben pensarci. Beh, posso dire che io oggi ho visto un altro bambinello, che ha portato luce in estate: il mio bellissimo nipotino.

Ci siamo riuniti tutti da mia sorella, e devo dire che sono stata molto bene. Soltanto negli ultimi anni mi sono riavvicinata alla famiglia, e oggi ho sentito il cuore scaldarsi. Credevo che vedere mia sorella come madre mi avrebbe stranita, e invece l’ho trovata perfettamente coerente con la sua personalità. Semplicemente è emerso un suo lato che per tutti era inedito. Questo mi fa riflettere su quanto siamo non soltanto estremamente complessi, ma anche in grado di fiorire in mille modi diversi. Forse davvero c’è sempre speranza di cambiare, se lo si vuole, assumendo ruoli e funzioni alla nostra maniera, unica e speciale.

Tornata a casa, ho scritto un po’ al mio lui. Ogni volta vengo inondata da tantissimo amore, che man mano mi sta liberando da tante maschere e sta facendo spazio al cambiamento. Forse il senso del Natale è questo: lasciare che qualcosa di importante nasca in noi, dar ascolto ai buoni sentimenti affinché cresca qualcosa di benefico e ci faccia splendere. Una passione di cui essere responsabili, esattamente come lo saremmo nei confronti di un bambino che dobbiamo nutrire e accudire, con pazienza e amore.

Spero abbiate trascorso una buona giornata. Buone feste!

告解。Confessione

Questo è uno di quei post che probabilmente cancellerò, così, per scaramanzia.

Oggi sono andata a confessarmi dopo ben sedici anni. Non che avessi qualcosa in particolare di cui sentirmi in colpa, se non aver augurato del male al mio ex e a qualche altra persona. Eppure sono uscita dalla chiesa e mi sono sentita pulita, leggera. Magari potrà sembrare stupido, soprattutto a chi è ateo, ma io credo soprattutto in una cosa: gli atti linguistici. Con le parole possiamo letteralmente compiere delle azioni, generalmente questo è il ruolo di chi ha qualche tipo di autorità. Una persona non entra in carcere finché un giudice dice: “Ti condanno (…)”, due individui non sono sposati finché un prete dice loro: “Vi dichiaro (…)” e così via. Mi sono sentita come se avessi tagliato i ponti con brutti sentimenti, dopo che il prete ha finito il suo colloquio con me. Per qualche motivo mi sono però stancata, come se alla fine mi fosse costato fatica… Chissà perché. Forse ha avuto un impatto più importante di quello che immagino.

L’ho fatto anche per concludere tre bellissimi giorni di “vacanza”. Il periodo di covid mi ha tenuta lontana dalla persona con cui sto adesso, fra l’altro l’ho contagiata senza volerlo, e dunque ci siamo organizzati per stare insieme. Abbiamo fatto i turisti in città e riposato insieme di notte, senza fare nulla di particolare se non coccolarci e confidarci.

Non credo di aver mai provato nulla del genere. Ho amato tanto il mio ex, ma con questa persona c’è un’intesa mai avuta prima, su tutti i livelli. In questi ultimi mesi, sebbene ne fossi attratta, avevo paura che in me non potesse nascere altro di così forte come con il mio ex. Eppure sento che in me è cresciuto un sentimento più complesso e bello, non c’è davvero paragone. Ricordo di come, ammettendo a me stessa che amassi questo ragazzo, mi scendevano le lacrime perché in qualche modo non volevo riconoscerlo, ma soprattutto mi sentivo in colpa, sensazione che ho anche ora. Come posso sentirmi così bene con qualcun altro, dopo nove anni di relazione? Come posso dirmi cose del tipo: “Se solo avessi saputo che questa era la passione…”?.

C’è chi mi dice che è questione di abitudine e null’altro. Praticamente un automatismo. Già questa estate pensavo intensamente alla persona con cui sto adesso, e il solo averla in mente mi faceva sentire sporca e infedele, nonostante quello che mi era stato fatto e fossi single.

Mi hanno detto svariate cose. “Adesso hai le ossa rotte, ma vedrai che andrà bene e starai anche meglio rispetto a prima”, “Meriti di conoscere come è fatta una vera relazione”. A volte davvero gli altri riescono a pensare al nostro bene più di noi e vederci lontano.

Ora cercherò di aprirmi il più possibile a questo nuovo sentimento. Entrambi abbiamo notato quanto siamo cresciuti nel giro di questi ultimi tempi e non possiamo che esserne felici, dunque va tutto bene. Quasi mi stranisce. Ho vissuto situazioni e sentimenti che credevo esistessero soltanto nel mondo della fantasia… So perfettamente che la fase di luna di miele dura relativamente poco, ma sento che non si tratta di quella. Lui è stato molto chiaro nelle sue intenzioni e ha deciso di prendersi delle responabilità, assumersi un impegno specifico. E io ancora non riesco a esprimere al meglio la felicità che sto provando, stavolta senza sensi di colpa.

味道。Sapore

In questi giorni di malattia mi sono ancora di più resa conto di quanto il mondo cambi con quattro chili in meno. Muovermi poco mi disincentivava dal mangiare in maniera sostanziosa, portandomi ad avere ancora meno energie.

Gli ultimi mesi sono stati davvero strani, perché per la prima volta in vita mia ho desiderato pesare di più.
Durante l’infanzia sono stata presa in giro per il mio aspetto fisico e il mio peso, cosa che mi ha portata a voler dimagrire prima di andare alle scuole superiori, benché non potessi di certo dire di essere grassa, solo “”robusta””. Non è stato un bel periodo, perché non soltanto pensavo di non dimagrire abbastanza, sia in termini di peso sia in termini temporali, ma anche perché ero nel pieno di quella fase in cui il corpo cambia.

Ho passato anni a controllare tutto quello che mangiavo e assicurarmi di non ingrassare, nonostante fossi consapevole di essere a un peso per me accettabile. Trovavo ironico come a quel punto tutti si preoccupassero che fossi “troppo” magra, quando fino a qualche mese prima avere dei chili in più costituiva un problema.

Soltanto un po’ di tempo fa mi sono resa conto di aver in qualche modo “risolto” il mio problema col cibo. Avevo mollato un brutto lavoro e avrei ripreso gli studi a breve, e benché il futuro fosse incerto ero davvero felice. Mi vedevo allo specchio e pensavo sinceramente di essere bella, avevo un colorito sano. Poi mi resi conto di aver preso tre chili… Ma per la prima volta non fui preoccupata, perché mi resi conto che ero uscita da anni in cui ero vissuta come una morta vivente: il cibo aveva riacquisito sapore, per quello mangiavo più di prima. Non era più un mero mezzo di sostentamento. A quel punto notai come, dopo tanto tempo, riuscissi a sentire il calore del Sole sulla mia pelle, la freschezza del vento. I colori erano più saturi, tutto più vivo. Non pensavo sarebbe mai potuto accadere, eppure quel periodo era finito.

Dopo questa realizzazione, ho avuto molta cura della mia alimentazione e l’ho “difesa” più volte. Ho infatti respinto spesso quelle persone che costantemente insistevano affinché mangiassi di più, tanto da dir loro: “Sono grande e so gestirmi, mi fermo quando sono sazia. Troppo mi fa male”. Consumo i pasti sempre lentamente perché voglio gustarmi tutto fino in fondo, anche i sapori più amari, e anche questo può dare fastidio. Francamente però non mi interessa.

Stamattina mi sono pesata, avevo un chilo in più e decisamente meno pensieri negativi. Forse sforzarsi di mangiare sano dopo due settimane di malattia sta avendo i suoi effetti positivi. Fra l’altro, ho riletto alcuni messaggi, e in uno di questi spiccano delle parole che ancora mi fanno tanto piacere: “amo (…) il tuo mangiare con calma“.

黑。Nero

Finalmente sono guarita dal Covid. Ma per qualche strana ragione ho comincato a sentirmi davvero male psicologicamente, oltre ad accusare una strana tosse.


Mi tornano pensieri che mi tormentano nel profondo e che ho già affrontato troppe volte. Posso motivarmi quanto voglio, sforzarmi di guardare il lato positivo delle cose. Ma mi arriva sempre lo schiaffo in faccia dalla realtà: sono una ventottenne fallita e sfigata. Ho buttato anni dopo la scuola per via della depressione, non importa quanto sia entusiasta e volenterosa adesso. Sono vecchia. L’ho pensato sin subito dopo la scuola. Mi dicevo: “Ho diciotto anni e non so fare niente, chi se ne frega al 100 della maturità”, portando avanti questo pensiero coi venti, poi i ventidue, in una spirale infinita di autosabotaggio in cui sceglievo facoltà perché “si trova lavoro”, non passando mai nessuno degli esami e perdendo tempo. A volte credo che i nuovi inizi non contino nulla, il tempo passa e tu non vali più niente. A nessuno frega se ti sei rialzato, se resisti. Conta che alla tua età non hai praticamente niente sul curriculum, perché per quel poco che hai fatto non è mai stato previsto un contratto, le tue lodi e la tua buona volontà non valgono niente. Tu non vali niente. Non importa quanto alcune persone ti stimino e ti amino, se il mondo poi ti rifiuta.


Qualcuno mi ha detto, una volta: “Sei talmente una fallita che quando hai cercato di metter fine alla tua vita non sei riuscita a fare nemmeno quello”, e comincio a credere che non avesse torto. Ha ragione la mia testa che tutti i giorni vuole trascinarmi giù e rovinarmi, convincendomi che non merito alcun tipo di gioia, perché è così e basta.

Sono stanca di lottare con questi pensieri, fortunatamente non tutti i sacrosanti giorni, ma sono comunque troppi. Fare, fare e fare, pur di non pensare.
Mi viene in mente il 2017, anno in cui avrei cominciato a lavorare abbandonando quella facoltà. La psicoterapeuta dell’università mi disse che la storia dell’età non è vera e che il mondo lavorativo non è così rigido, che altrimenti non esisterebbe un colloquio prima della selezione. In questo momento non ci credo molto.

L’altra psicoterapeuta quest’anno mi ha detto che soffro di ansia, che è come se mi portassi sempre appresso delle persone che giudicano tutto quello che faccio, che inconsciamente sento che devo essere perfetta, al 1000%, per provar loro che ho fatto la scelta giusta quando ho intrapreso questa strada. Anche lei mi ha detto che a ventotto anni sono giovanissima, eppure io vedo altro.

Non importano le storie di chi ce l’ha fatta anche a novant’anni, sono gocce d’acqua nel deserto. Alcuni miei eroi hanno fatto cose ben oltre certe età standard, ma non mi importa, perché a me quel tipo di successo è precluso, lo sento nel profondo. Mi sento destinata alla depressione, alla povertà estrema e a una vita al ribasso.

Sarà perché ho vissuto una infanzia e una adolescenza rigide, fatte di mancanze, al punto tale che la prima volta che sono uscita di sera è stata a vent’anni, quando finalmente ero lontana da casa. Voti altissimi, niente alcool, fumo, droga, nemmeno il fidanzato e gli amici. Eppure non c’è mai stata una minima gratificazione, solo privazioni su privazioni. Mi chiedo fino a che punto questo abbia avuto un ruolo quando poi sono esplosa finito il liceo. Ma che importa ormai? Le cose sono migliorate e finalmente sto vivendo, il passato è nel passato.

Mi sento davvero scoraggiata. Sono stanchissima da giorni, ogni volta che faccio un movimento ho l’affanno. Mi sento davvero uno schifo e non riesco nemmeno a fare l’unica cosa che faccio dallo scoppio della pandemia: studiare. L’aggressività e l’essere radicale per alcune questioni mi ha sempre aiutata a tirare avanti, ma quando questa cosa si dirige verso l’interno è qualcosa di mostruoso.

Mi è stato detto che quando sento queste parole, non dicono la verità. In chiesa, dicono che è la voce del diavolo. Poco importa, sono io che ne subisco l’influenza.

Mi faccio schifo.